Una giornata al mare - parte 1


GANG - Racconto (in parte) di fantasia, una giovanissima ragazza contro diversi maturi.

 

Quel giorno partimmo in auto per andare al mare, con Debora venne anche suo zio il quale portò con se un suo vecchio amico.
Entrambi di 57 anni.
Il tragitto che ci divideva dal mare lo facemmo in auto disposti nel seguente modo: io alla guida, lo zio di Debora lato passeggero e il vecchio amico grasso e peloso seduto dietro accanto a lei.
Lei era radiosa e fresca dei suoi 21 anni appena compiuti, sempre con l’aria sbarazzina, il viso angelico, gli occhi azzurri e quel bikini striminzito che non riusciva a contenere i due grossi seni, era quasi trasparente e le sue tette spesso sembravano esplodere mentre i capezzoli tesi erano una delizia alla vista delle menti perverse e bavose di certi uomini.
Mancavano circa 30 minuti all’arrivo in spiaggia e Debora sotto al pareo aveva solo il costume.
Con la coda dell’occhio, mentre guidavo, notavo che lo zio seduto accanto a me spesso si girava a guardare dietro, verso il suo amico, gli lanciava dei segnali molto chiari e diretti.

Premetto che già diverse volte, in passato, Debora aveva avuto modo di eseguire dei giochi perversi che suo zio in diverse occasioni le ordinava di fare: durante feste in famiglia al riparo da occhi di parenti indiscreti, durante incontri fugaci e notturni a casa sua, certe volte si faceva “caricare” (come si fa con le prostitute) nell’auto dello zio per un passaggio dopo le lezioni universitarie e questo accadeva quando lo zio aveva bisogno di svuotare i coglioni e quindi utilizzava la bocca di Debora come svuotatoio.
Solo da poco io ero coinvolto nei loro giochi e spesso li guardavo con immenso piacere.
Lui aveva un lato molto perverso e autoritario con la sua nipotina, che già da prima dei 18 anni aveva cominciato a “educare” perversamente e tutto questo il porco dell’amico che le stava seduto accanto lo sapeva!
La sua nipotina Debora, dal viso angelico ma troia nell’anima, pregustava poteva cedere a qualche gioco particolare e se non voleva giocare, “chissenefrega” pensava, sarebbe stata obbligata come spesso aveva fatto in passato, tanto dopo qualche minuto avrebbe ceduto e si sarebbe fatta fare le più disparate porcate.

Così durante il tragitto, dal sedile posteriore il grasso amico cominciava a lamentare qualche dolore alla coscia proprio all’altezza dell’inguine e quindi chiese a Debora che le stava seduta accanto la gentilezza di massaggiarlo un poco, fino a che non saremmo giunti a destinazione.
Imbarazzata e con molta diffidenza lei accettò la richiesta ambigua e alquanto inappropriata.
Io continuavo a guidare e lo zio ormai giratosi ad ammirare lo spettacolo che poteva verificarsi supervisionava con finto stupore.
Debora un poco infastidita chiese il punto preciso da massaggiare, così lui abbassandosi il pantaloncino fino alle caviglie gli mostrò con precisione il punto e non curandosi di mostrare il cazzo barzotto le prese la mano e la mise sulla sua coscia.
Lo zio diede il benestare alla situazione mentre io continuavo a guidare fingendo di non accorgermi di nulla.

Lei cominciò a massaggiare la coscia e nel mentre il cazzo dell’amico s’ingrossava. Era molto grosso di circonferenza e cominciava ad ergersi con facilità e se il porco avesse voluto farsi segare quel grosso serpente, “pensò” Debora, sicuramente avrebbe dovuto usare entrambe le mani per masturbare un cazzo simile.
Mentre massaggiava con delicatezza l’inguine, improvvisamente lo zio dal sedile anteriore la colse di sorpresa togliendole con violenza il pareo mentre l’amico con velocità le afferrò la testa con entrambe le mani spingendola verso il basso, facendo avvicinare la sua bocca al cazzo che già era duro come il marmo e grondava di liquido lubrificando tutta l’asta del cazzo.

Ancora non l’aveva preso in bocca ma piegata sul sedile posteriore e con la bocca aperta nell’atto di cominciare a fare un pompino, il vecchio porco le chiese di fermarsi e non guardare la grossa cappella che faceva finta di non ammirare ma di alzare lo sguardo e fissarlo dritto negli occhi, così fece… e i loro occhi si guardavano sfidandosi, lei stava con la punta del cazzo quasi tutta in bocca ma fu proprio in quel momento che le mani del vecchio e in soccorso le mani dello zio che da dietro guardava tutto, spinsero la testa di Debora su quel palo di carne, lei non voleva ma a poco a poco, mentre guardava il porco fisso negli occhi come da sua richiesta il cazzo le stava scivolando dentro la bocca.
Quattro mani tra i suoi capelli ricci guidavano quella testa spingendola e dandole il ritmo, la risollevavano fino alla punta, era troppo grosso e lungo e quando riscendeva giù dentro la bocca fino alla gola, lei continuava a guardarlo dritto negli occhi, quegli occhi che prima erano di sfida ma adesso sembravano implorare di non forzarla.
Lui, sembrava avere capito il suo sguardo così le disse “impegnati di più puttanella perché oggi sarai la mia schiava personale e sarai sculacciata come faceva tuo zio quand’eri ragazzina”.

Debora con una certa preoccupazione dovette sottomettersi e quasi soffocando lo prese fino alla gola.
Lo zio le infilò improvvisamente il dito medio nel culo, così lei emise un urlo di dolore e fu allora che rese nota anche a me la situazione - Lui continuò a giocherellare col dito nel buco del culo di Debora lubrificandolo con un gel, così mentre i porci si divertivano lei mi chiese di fermare la macchina in un’area di sosta appartata, ma per quale motivo?

Mi fermai il prima possibile in un posto abbastanza riservato con un camion poco distante.
Il tempo di qualche succhiata e il vecchio amico si piazzò per bene sul sedile posteriore mentre lo zio sceso e aperto lo sportello posizionò Debora a pecora col culo fuori l’auto e le piantò il cazzo dritto nel culo. Lei cominciò a gridare perché non si aspettava subito un’inculata del genere e per farla stare zitta l’amico le prese la testa e le spinse di nuovo il cazzo a tapparle la bocca.
Io mi godevo la scena, mi masturbavo e nel frattempo notai che il camionista accanto, accortosi di tutto si era avvicinato e stava già col cazzo di fuori.
Gli dissi di avvicinarsi in silenzio… lo zio aveva preparato la strada allargando quel buco di culo già sfondato altre volte in passato, notò il tipo ma Debora non poteva immaginare quello che le avremmo fatto di lì a poco.
Chiesi al camionista di indossare il preservativo, a quella mia richiesta Debora forse intuì qualcosa ma era troppo concentrata a soddisfare i piaceri che il pompino procurava al vecchio porco.
Il camionista già in tiro, scansò lo zio dallo sportello e con fare autoritario disse “adesso tocca me troia”, puntò il buco del culo della mia ragazza e affondò un colpo deciso e profondo.
Debora non riusciva a parlare perché il cazzo le stava piantato dentro la bocca ma diceva chiaramente “che cazzo state facendo al mio culo fottuti stronzi… e chi è sto tipo”. Così mentre la inculava, il camionista si presentò a tutti noi…
“Piacere sono Igor”.
Debora era a pecora e doveva soddisfare tre anziani maniaci… dotati di tre grosse nerchie.

Dopo qualche colpo, Igor dirigeva il gioco perverso e la tirò via da dentro l’auto, la fece inginocchiare, si tolse il preservativo e le tirò via il pezzo del costume di sopra… i seni erano adesso liberi e nudi, le schizzò il primo fiotto di sborra sulle tette ma per i restanti le disse di aprire la bocca, glieli schizzò fino alla gola e le disse di ingoiarli. Lo zio con l’amico cominciarono a sculacciarla dicendole di obbedire a Igor e lei obbedì, deglutendo rumorosamente davanti a tutti noi.
Igor si ricompose e se ne andò dandole un biglietto col suo numero, le disse “quando hai voglia del mio cazzo e di qualche altro camionista perverso chiamami e fatti trovare in qualche piazzola di sosta dell’autostrada, in auto e nuda… sei una brava puttana e io potrei avviarti a grandi cose…”
noi nel frattempo eravamo rimasti muti a guardare lo spettacolo appena concluso.
Debora era ancora inginocchiata, ci chiese di approfittarne di quel suo stato ancora semi sconvolto ed eccitato per farle ingoiare la sborra di noi 3 guardoni.
Ci siamo masturbati e lei inginocchiata davanti ai nostri tre cazzi, ingoiò tutto.
Maliziosamente si ricompose, salimmo tutti in auto per riprendere il viaggio verso il mare…
sul sedile rideva dicendo che non vedeva l’ora di fare un bagno tra gli scogli e facendo credere che non fosse successo nulla lo zio le rispose che ci attendeva una grande giornata.

... continua....