La Crociera


Chi ha detto che in crociera ci si annoia?

Avevo vinto quella crociera per due ad un concorso. Sette giorni su una nave in giro per il Mediterraneo occidentale, in una cabina di lusso, servito e riverito. Purtroppo il giorno prima della partenza la mia compagna di viaggio ebbe dei problemi, e dovetti partire da solo. Non che l’idea mi piacesse particolarmente, ma sprecare il premio mi sembrava veramente stupido. Così partii sperando di trovare compagnia durante il viaggio, ma purtroppo dopo un paio di giorni mi resi conto che a bordo c’erano più che altro coppie più o meno giovani e qualche signora attempata in cerca di relax. Una sera al bar della discoteca della nave, mentre cercavo di consolarmi pensando che almeno mi sarei rilassato e crogiolato al caldo sole estivo, mi accorsi che a bordo non ero l’unico un po’ deluso.

Tre ragazzi sui divanetti poco distanti da me guardavano la pista un po’ sconsolati e confabulavano fra loro. Ogni tanto facevano battutine su chi stava ballando, per lo più coppiette in luna di miele. Evidentemente anche loro cercavano compagnia, ma le loro aspettative erano deluse. C’era ben poco da “cacciare” su quella nave e nonostante fossero tutti e tre dei ragazzi abbastanza prestanti quella crociera prometteva di essere abbastanza povera di avventure galanti. Uno di loro propose di andare a fare una partitina a carte, e gli altri aderirono allegramente all’iniziativa. Ma gli mancava il quarto... Feci finta di nulla, ma vidi con la coda dell’occhio che uno di loro indicava me.

 

Ero evidentemente da solo, e magari fare il quarto per una partitina non mi sarebbe dispiaciuto. Ed era effettivamente così: meglio una rilassante partita a carte che star lì a vedere coppiette ballare.

Un “ciao” mi confermò che i tre giocatori mi volevano come quarto. “Io mi chiamo Marco” disse il ragazzo con un largo sorriso “Io ed i miei amici siamo alla ricerca di un quarto per una partita a carte. Ti va?”. Mi presentai ed accettai il suo invito: “Una partita è quello che ci vuole... questa nave non sembra offrire svaghi notturni poi così eccitanti” gli dissi con fare complice. I suoi amici ci raggiunsero intorno al mio tavolino e si presentarono: i loro nomi erano Max e Federico ed insieme con Marco, visto il loro fisico, erano evidentemente frequentatori di qualche palestra. Parlando del più e del meno e raccontandoci un po’ di noi venne infatti fuori che si erano conosciuti in palestra ed erano diventati amici. Avevano scelto quella crociera per rilassarsi, prendere tanto sole e magari conquistare qualche bella passeggera. E quest’ultimo desiderio sembrava definitivamente frustrato dal panorama di persone che erano sulla nave. Di prede appetibili nemmeno l’ombra...

Raccontai loro perché ero lì, e perché mi ero ritrovato da solo. E proposi loro di andare a giocare nella mia cabina, lontano dal fracasso della discoteca della nave. La mia cabina infatti, come si conviene al premio di un concorso, era spaziosa, con una morbida moquette per terra, un grande letto, un bel tavolo e naturalmente il frigo bar pieno. I ragazzi accettarono l’invito, e quando fu il momento di scegliere il gioco, Federico propose di giocare a poker. Purtroppo eravamo tutti più o meno squattrinati, e di pagare bevendo non se ne parlava, visto che io e Marco eravamo astemi. Per cui ripiegammo su uno strip-poker un po’ casereccio, giusto per il piacere di giocare e di farci quattro risate.

La serata era molto calda, e forse per questo nessuno di noi si preoccupava di perdere: levarsi qualcosa di dosso era anzi una conquista per stare un po’ più freschi a ridere e scherzare. Giocavamo seduti sulla moquette, parlando e bevendo chi una bibita fresca chi un cocktail ghiacciato. Dopo neanche un’ora eravamo tutti praticamente in mutande, allegri ed accaldati. Le battute si facevano un po’ spinte, e le considerazioni sull’assenza di ragazze a bordo sempre più goliardiche. Marco fu il primo a perdere tutto, e si sfilò anche le mutande, restando completamente nudo, col corpo ben modellato dalla palestra, seduto al suo posto a guardare noi tre giocare. Il mio sguardo non poteva fare a meno di posarsi fra le sue gambe, dove un bell’esemplare di uccello faceva bella mostra di sé. Cercavo di non farmi notare, ma mentre guardavo le mie carte, di nascosto osservavo anche il cazzo di Marco, che, seppur moscio, risvegliava in me voglie perverse.

Fu poi la volta di Federico: perse anche lui le mutande cercando di bluffare con una misera coppia d’assi. E anche lui come Marco si sedette nudo ad osservare me e Max che ci sfidavamo nell’ultima mano. Ero distratto, con l’uccello di Federico alla mia sinistra e quello di Marco alla mia destra che mi impedivano di concentrarmi sulle carte. E la partita per me era ormai diventata meno giocosa, data la voglia che avevo di far spogliare anche Max per vedere se anche il suo uccello era all’altezza di quelli dei suoi amici. E la fortuna fu dalla mia parte... Max esibì trionfante un full, ma fu battuto dal mio poker di fanti. I suoi amici ridendo si alzarono in piedi prendendolo un po’ in giro, e anche Max fu costretto a spogliarsi. Si alzò anche lui in piedi e si sfilò le mutande, mettendo in mostra uno splendido esemplare di cazzo. Io rimasi seduto ad osservarlo, con lo sguardo calamitato dal suo uccello e da quelli dei suoi amici.

Evidentemente i tre se ne accorsero e, con un affiatamento tipico di tre compagni d’avventure, senza dire nulla decisero di comune accordo che forse quella crociera poteva essere ben sfruttata. “Beh, a quanto pare hai vinto tu” disse sornione Marco mentre tutti e tre si avvicinavano. Mi misi sulle ginocchia mentre i tre ragazzi lentamente si mettevano intorno a me. Io non riuscivo a vedere altro che i loro tre grossi cazzi sempre più vicini a me, e man mano li vedevo lentamente indurirsi. Evidentemente i tre ragazzi avevano deciso che in mancanza di ragazze appetibili a bordo io avrei potuto soddisfare le loro voglie di sesso. E dovevano avere certo intuito che io non mi sarei tirato indietro, visto che ero letteralmente ipnotizzato dai loro uccelli. “Vediamo come te la cavi con questo tris d’assi!” disse Max quando ormai erano vicinissimi. “Tris di assi ma tutti di bastoni, ovviamente” aggiunse Marco ridendo, ma con un tono che diceva tutto sulla voglia che aveva. “Oppure tris di re ognuno col suo scettro” ipotizzò Federico, anche lui pieno di voglia. E devo dire che a ben guardarli, erano davvero tre begli scettri!

Erano tutti e tre intorno a me, nelle stesse posizioni in cui fino ad un attimo prima avevamo giocato: Max davanti a me, Federico alla mia sinistra e Marco alla mia destra. Afferrai allora i cazzi di Federico e di Marco iniziando a massaggiarli delicatamente. “Come premio per il vincitore non potevo sperare di meglio!” dissi guardandoli dal basso, un attimo prima di aprire le labbra ed accogliere in bocca il cazzo di Max. Iniziai a succhiarlo dapprima timidamente, ma poi, sentendolo crescere fra le labbra e diventare sempre più duro, presi coraggio e presi a succhiare con passione. Sentivo i cazzi di Federico e Marco crescermi rapidamente fra le mani, sentendoli diventare di marmo fra le mie dita, sotto le mie carezze frementi.

I tre cazzi erano ormai nel pieno dell’erezione e ognuno aveva mantenuto le promesse riguardo le dimensioni: tutti erano sicuramente più di venti centimetri, anche se quello di Marco, visto barzotto poco prima, mi sembrava avesse una lunghezza ed un diametro leggermente superiori a quelli degli altri due. Per cui smisi di spompinare Max e mi girai leggermente verso destra, trovandomi davanti il cazzo di Marco. Non mi ero sbagliato: davanti alle mie labbra c’era un cazzo che avrebbe sicuramente fatto la gioia di qualunque ragazza in quella crociera. Ma per fortuna ragazze non ce n’erano, ed il piacere di avere quel grosso cazzo sarebbe stato tutto mio. Lo presi in bocca avidamente, cominciando a spompinarlo di gusto, mugolando di piacere. “Ehi, ma questa è vera fame di cazzo!” esclamò Marco piacevolmente sorpreso. “Ragazzi, credo che non rimpiangeremo il fatto di non aver trovato neanche una ragazza in questa crociera!” disse agli altri due.

Intanto Federico si era portato alla mia destra, in modo che potessi spompinare Marco avendo ancora le mani piene di cazzo. Lo sentivo smaniare di voglia, muovendo il bacino per assecondare il massaggio che facevo al suo cazzo. Finalmente arrivò anche il suo turno: smisi di spompinare il cazzo di Marco e presi in bocca il suo, iniziando a succhiare pieno di voglia. Federico mugolava di piacere mentre lo spompinavo, mentre Marco e Max si scambiavano opinioni sulla mia abilità nello spompinare i loro cazzi. Mentre succhiavo avidamente il grosso uccello di Federico, Max e Marco si misero dietro di me, e fecero cenno a Federico di abbassarsi. Federico eseguì, mettendosi in ginocchio mentre io, assecondando i suoi movimenti, mi ritrovai a quattro zampe che continuavo a succhiare il suo cazzo ormai duro come l’acciaio. In quella posizione fu facile per Max e Marco sfilarmi gli slip finendo così di spogliare anche me. Nudo e a pecora, col culo offerto ai due ragazzi, sentivo l’eccitazione e la voglia di cazzo crescere sempre più dentro di me. Max e Marco iniziarono a massaggiarmi i glutei, aprendoli e avvicinandoli più volte. Iniziarono a giocare col mio buchetto, infilandoci a turno le dita umide, bagnandolo per bene per lubrificarlo e farlo rilassare.

Da come gli succhiavo l’uccello, Federico si rese conto che il lavoro dei suoi amici doveva eccitarmi parecchio. “Ragazzi, da come spompina la cosa deve piacergli davvero. Secondo me ha una gran voglia di cazzo!” disse agli amici. Io smisi di spompinarlo, e continuando a massaggiargli il cazzo mi girai verso i due ragazzi. “Certo che ho voglia di cazzo” dissi loro “La partita l’ho vinta io, no? Per cui mi spetta il premio... Anzi, tre premi grossi e duri! E ho voglia di godermeli come si deve! Voglio essere riempito di cazzo!”. Fu la conferma per i tre ragazzi che non avrebbero avuto alcuna difficoltà ad usarmi come oggetto per il loro piacere, e che se anche erano partiti a caccia di ragazze avevano trovato un degno sollazzo per i loro uccelli. “Se le cose stanno così” disse allora Max “visto che io sono arrivato secondo tocca a me incularlo per primo!”.

Gli altri due non ebbero nulla da eccepire per cui, come una squadra ben affiatata, ognuno prese il posto che gli spettava. Federico mi prese la testa facendomi girare di nuovo verso di lui, mi strofinò sul viso il suo grosso cazzo e me lo infilò di nuovo fra le labbra, iniziando a scoparmi in bocca con dei lenti movimenti del bacino. Marco mi teneva spalancati i glutei, mentre Max aveva cominciato a strofinarmi sul buco del culo la sua cappella, e ad ogni passaggio sull’ano accennava una spinta. Mi passò più volte il cazzo nel solco fra le natiche finché ad un certo punto non iniziò a spingere con più decisione: la cappella entrò nel mio buchetto fremente di voglia procurandomi un perverso piacere. Max però la tirò rapidamente fuori per poi ricominciare a passarmi il cazzo fra le chiappe. Ripeté l’operazione due o tre volte, ed ogni volta la mia voglia di essere finalmente scopato aumentava, tanto che accennavo a spingere indietro il culo per accogliere il suo cazzo. “Dai Max, non farlo aspettare ancora” disse allora Marco “Non vedi che muore dalla voglia di prenderlo tutto nel culo?”. Marco mi aveva letto nel pensiero, e aveva pronunciato le parole che io, con la bocca piena del cazzo di Federico, non potevo certo dire.

La spinta successiva di Max fu la risposta alla domanda di Marco ed alla mia fame di cazzo: mi infilò nel culo la cappella e questa volta non si fermò. Lentamente il suo uccello mi penetrò centimetro dopo centimetro, ed il buco del mio culo abbastanza rilassato dopo tutto il lavoro di preparazione si spalancò per accoglierlo tutto. Mugolai di piacere, riempito meravigliosamente dai due cazzi di Federico e Max e quando quest’ultimo cominciò a fottermi spingendomi avanti e indietro nel culo il suo stantuffo di carne l’eccitazione mi aveva ormai trasformato in una troia in calore. Smisi perciò di spompinare Federico, anche se gli massaggiavo il cazzo con voglia e passione, perché non mi bastava più mugolare.

“Così, così!” incitai Max “Sfondami il culo! Sfondamelo col tuo cazzone!”. “Ti piace troia?” disse allora Max “Ti piace sentire il mio cazzo in culo?”. “Mi piace da impazzire” dissi con voce vogliosa “E’ così grosso e duro... Dai stallone, monta la tua troietta!”. Max accelerò allora il ritmo dei colpi, sfondandomi il culo con il suo grosso cazzo facendomi rantolare di godimento. Intanto Federico si era messo di fianco a noi e si godeva la scena masturbandosi. “E’ davvero una gran troia!” esclamò soddisfatto “Non poteva davvero capitarci di meglio su questa nave!”. Sentendo le sue parole non potei fare a meno di pensare che anch’io difficilmente avrei potuto immaginare una crociera più goduriosa di quella con tre stalloni arrapati pronti a soddisfare la mia fame di cazzo.

E a proposito di fame, davanti a me mi ritrovai Marco col suo grosso cazzo, che evidentemente voleva la sua parte di godimento. “Ti piace il cazzo, vero puttana?” mi disse iniziando a schiaffeggiarmi col suo turgido cazzone. “Lo adoro!” risposi io eccitato dai colpi che il suo membro mi dava sul viso. “E allora succhialo, troia!” mi disse voglioso mentre me lo infilava fra le labbra, iniziando a scoparmi in bocca. Ero completamente a disposizione dei due stalloni di razza e dei loro grossi cazzi che mi penetravano in culo ed in bocca, dandomi un godimento perverso ed intensissimo. Max mi diede ancora due o tre profondi colpi affondandomi il cazzo nel culo fino alla radice e poi si sfilò rapidamente: restai col culo oscenamente spalancato mentre assaporavo il gustoso uccello di Marco. Ma il vuoto fu presto riempito dalla nerchia di Federico, che mi sbattè nel culo con un solo colpo tutti i suoi centimetri di carne durissima, iniziando infoiatissimo a fottermi. Tenendomi forte per i fianchi sfogava tutta la sua libidine montandomi con forza scuotendo tutto il mio corpo che ad ogni affondo veniva spinto in avanti verso il grosso cazzo di Marco. Che fu subito affiancato da quello di Max, che dopo avermi sfondato per bene non aveva voglia di rimanere in disparte a guardare e desiderava che io dedicassi anche a lui le mie attenzioni di bocca. Mi ritrovai dunque i due cazzi di Marco e Max davanti al viso, e cercai di distribuire baci e slinguate su quei due splendidi membri.

I due ragazzi si divertivano a passarmeli sul viso, sulle labbra, ogni tanto affondandomeli in bocca, dimostrando un affiatamento che mi fece capire che non era la prima volta che si dividevano una preda. E poiché volevo che quella crociera diventasse un viaggio all’insegna dei piaceri del cazzo dovevo fare in modo di essere per loro la troia più porca e vogliosa che avessero mai scopato. Una volta trovati quei tre splendidi cazzi non potevo certo lasciare che il giorno dopo tornassero alla caccia di altre prede, seppur improbabili, su quella nave. Per cui mi lasciai andare facendomi guidare dal piacere intenso che quei tre uccelli mi stavano regalando, muovendo il culo per eccitare ancora di più Federico che mi fotteva, e muovendo la testa per cercare voglioso di procurare piacere con le labbra e la lingua ai due stalloni che avevo davanti. “Ragazzi, che troia!” commentò Max mentre la mia lingua gli accarezzava il cazzo “Davvero splendida” aggiunse Marco “E deve avere un culo fantastico”. “Puoi ben dirlo!” disse Federico “Provalo, vedrai che meraviglia!” aggiunse poi sfilandomelo dal culo.

Marco si mise al suo posto dietro di me, e mi aprì i glutei tenendoli allargati con le mani. Il mio culo era spalancato davanti a lui, col buco ben aperto dal prolungato passaggio dei cazzi dei suoi due amici. “Mmmmmm... che spettacolo...” commentò voglioso con un filo di voce. “Inculami ti prego” quasi lo supplicai “Lo voglio ancora nel culo... Tutto nel culo!”. Marco non si fece pregare oltre, appoggiò la cappella sul buco spalancato, e spinse il suo grosso cetriolone di carne a fondo nel mio retto, strappandomi rantoli di piacere. Il suo cazzo era il più grosso, ed anche se i suoi due amici mi avevano aperto per bene, la sua circonferenza abbondante mi dilatò ancora di più lo sfintere. Chiusi gli occhi per l’intenso piacere ed inarcai la schiena e la testa, mentre Marco mi infilava nel culo il suo cazzone fino ai coglioni, tanto che sentii il suo pube contro il mio culo a testimoniare che ogni centimetro del suo membro era ormai dentro di me. “Ti piace proprio prenderlo in culo, eh?” disse Marco sentendomi fremere di piacere quando il suo cazzo fu tutto dentro. Non aspettò una mia risposta, ma prese a fottermi con sempre maggior velocità, continuando a ripetere la domanda. “Ti piace il cazzo? Ti piace?” ripeteva mentre mi stantuffava “Ti piace, troia?”. Io mugolando di godimento come una cagna in calore continuavo a rispondergli con sempre maggior convinzione e voglia. “Sì, mi piace... mi piace… Sfondamelo tutto!” rantolavo sentendo il suo cazzone massaggiarmi il retto “Ne voglio ancora... ancora... dammelo tutto nel culo... tutto!”.

Marco mi sfondava il culo con colpi profondi e ritmati, mentre i suoi due amici davanti a me fecero sì che io dedicassi le mie attenzioni ai loro uccelli turgidi che avevo davanti al viso. Marco non poteva fare a meno di esprimere ansimando il piacere che quell’inculata procurava al suo cazzo, facendo aumentare le mie speranze che quell’orgia di cazzo si sarebbe ripetuta le sere seguenti. “Che culo fantastico!” disse dopo avermi mi sfilato dal culo il suo grosso membro restando a guardare il mio ano spalancato davanti a lui. “Sembra fatto apposta per prendere cazzi” disse rimettendomelo tutto nel culo. Ripeté due o tre volte l’operazione, sfilandomi il cazzo e infilandolo d’un colpo nel mio retto. Lo sfilò un’ultima volta, lasciando il posto ancora a Max per un secondo giro di goduriose inculate.

Max volle fottermi su un fianco tenendomi una gamba alzata e piegata, mentre io, sdraiato su Federico, succhiavo a turno i cazzi dei due membruti amici d’orgia. Marco non resistette a lungo al richiamo del mio culo e, rubando il posto a Federico mi fece stendere sulla schiena, mi sollevò le gambe e mi riempì ancora di cazzo, mentre Federico dovette accontentarsi di mettersi su di me e scoparmi in bocca. Max stava a guardare l’eccitante spettacolo masturbandosi ed incitando i due amici. “Forza ragazzi, riempite di cazzo questa troietta, fatela impazzire!” E i suoi amici stavano davvero facendomi impazzire di godimento, riempiendomi di carne bollente il culo e la bocca, mentre io completamente in loro potere, non potevo far altro che accarezzare i loro glutei muscolosi che si contraevano mentre spingevano dentro di me i loro cazzi.

Il godurioso andirivieni duro finché Max non reclamò anche lui la sua parte. “Ehi ragazzi, lasciatemene un po’!” disse agli amici, che prontamente si fermarono. Vidi che Max si sdraiava per terra tenendosi l’uccello dritto con una mano, e capii subito cosa voleva io facessi. “Dai troia, impalati sul mio cazzo! Fammi vedere come lo cavalchi!” disse infatti. Io mi misi su di lui, dandogli le spalle, e mi abbassai lentamente finché non sentii la sua turgida cappella sul mio ano. Allora mi impalai con un gemito su quel grosso tronco di carne, facendomelo sparire con facilità nel retto ormai avvezzo ad accogliere carne dura. Mi appoggiai con le mani per terra dietro di me ed iniziai una furiosa cavalcata sul membro di Max, che mi incitava con voce roca. “Dai troia, cavalcami! Così, così! Impalati sul mio cazzo!” mi ripeteva, mentre Federico e Marco in piedi iniziarono ad infilarmi a turno in bocca i loro cazzi. Ancora una volta si dimostrarono perfettamente affiatati, dandomi da spompinare i loro cazzi con un sincronismo perfetto: sapevo esattamente l’istante in cui uno me l’avrebbe sfilato dalla bocca per consentire all’altro di riempirmela di nuovo. Mi gustai così i loro tre meravigliosi cazzi per lunghi e piacevolissimi minuti, finché ancora una volta non vollero cambiare posizione.

Erano tutti e tre arrivati a livelli estremi di eccitamento: lo potevo vedere dai loro volti e dai loro cazzi, tesi dal piacere e turgidi di godimento. Ero certo che entro breve sarebbero arrivati all’orgasmo, suggellando con caldi fiotti di sperma quella superba scopata. Stando lì in ginocchio con loro tre davanti a me pensavo che fosse arrivato il momento di ricevere il premio finale, ma mi sbagliavo. “Cazzo, devo aver bevuto troppo” si lamentò Marco “Se non mi svuoto non riuscirò sborrare!” aggiunse dirigendosi verso il bagno della cabina. Con in mano i cazzi di Max e Federico potevo vedere da dov’ero Marco che cercava di rilassarsi piegato sulla tazza, col cazzo durissimo in mano puntato verso il basso. Era evidente che in quella posizione non si sarebbe mai rilassato abbastanza, e sicuramente avrebbe fatto un gran casino nel bagno. Per cui mi alzai, fra le proteste di Federico e Max che mi volevano lì a prendermi cura dei loro uccelli e andai da Marco.

Lo presi delicatamente per l’uccello e lo guidai fino davanti alla doccia. “Sfogati qui nella doccia” gli dissi mentre gli accarezzavo il cazzo “Non preoccuparti di dove va a finire il getto, ci si metterà poco a ripulire tutto, rilassati” aggiunsi mentre Marco con gli occhi chiusi si concentrava. Il primo getto di urina schizzò dal suo uccello mentre io lo massaggiavo sulla cappella, bagnandomi la mano, provocando in me una sensazione perversa e piacevole. Marco si concentrò ancora, e il secondo schizzo mi trovò pronto a farmi bagnare ancora la mano. La mia voglia era ormai incontenibile, e mi inginocchiai nella doccia proprio davanti a lui, prendendogli il cazzo in bocca, e succhiandolo di gusto, ripulendolo delle stille di urina che bagnavano la cappella.

Intanto Federico e Max si erano avvicinati, con lo sguardo pieno di voglia e arrapatissimi dallo spettacolo che io e Marco offrivamo ai loro occhi. “Dai pisellone, fammi una bella doccia dorata, inondami!” dissi a Marco slinguandogli il cazzo. Glielo stavo baciando sulla punta mentre gli massaggiavo i coglioni gonfi proprio quando un terzo e più abbondante getto di piscio caldo sgorgò dallo spacchetto della cappella, inondandomi il viso ed il corpo di liquido bollente.

Con uno sguardo d’intesa Max e Federico si misero al fianco di Marco, presero in mano i loro cannoni e me li puntarono addosso. Un triplice schizzo di piscio caldo mi inondò bagnandomi completamente: era eccitantissimo guardarli mentre dai loro cazzi sgorgavano tre copiosi fiotti di piscio bollente che dirigevano sapientemente su di me. Ero lì, in ginocchio a godermi la più arrapante doccia che avessi mai fatto, con i tre getti caldi che mi riempivano le gambe, il corpo ed il viso guidati sapientemente da mani abili. Per lunghi piacevolissimi ed interminabili secondi i tre amici si svuotarono su di me irrorandomi di pioggia dorata, lasciandomi gocciolante di calde stille in ginocchio nella doccia.

Si avvicinarono poi tutti e tre e mi circondarono ancora una volta con i loro turgidi ed invitanti tronchi di carne, dalle cui cappelle alcune gocce bagnavano ancora la pelle tesa dall’arrapamento. Ad uno ad uno li ripulii per bene, con sapienti leccate ed intense succhiate: passavo da un cazzo all’altro spompinandoli avidamente e con passione, eccitato da quella doccia e con dentro la voglia di riceverne una seconda, questa volta di sborra bollente. Ma a differenza della precedente, questa volta volevo che mi schizzassero in bocca, volevo poter assaporare il loro sperma, volevo poterlo gustare ed ingoiare. Con in bocca il grosso cazzo di Marco e nelle mani quelli degli altri due, ad un certo punto sentii l’uccello di Federico inturgidirsi ed irrigidirsi: prontamente lo accolsi fra le labbra, iniziando a masturbarlo furiosamente, mentre sentivo Federico ansimare di piacere ormai prossimo all’orgasmo. “Vengo, vengooooo” rantolò un attimo prima che il primo schizzo di densa sborra mi colpisse la lingua. Sentivo il cazzo pulsare nella mia mano nell’eiaculazione, e ad ogni contrazione un abbondante schizzo di sperma bollente inondarmi la bocca. Ingoiai avidamente il liquido che Federico mi schizzò abbondantemente fra le labbra, anche se data la quantità un rivolo di sperma mi colò dalla bocca fin sul mento.

Ero ancora intento ad assaporare la sborra di Federico e a slinguargli l’uccello quando Max mi tirò per un braccio affinché mi dedicassi al suo cazzo. Me lo ritrovai davanti con la cappella grossa, gonfia e pronta ad esplodere: il primo schizzo, violento ed abbondante mi colpi sul viso, prima che io potessi accogliere fra le labbra il suo splendido cazzo. Gli schizzi seguenti mi riempirono la bocca con reciproca soddisfazione. La sua, che poteva sborrare in bocca ad una troia affamata di cazzo, e la mia, che potevo ancora una volta sollazzarmi con il prelibato contenuto di un paio di grossi coglioni. Anche la sua sborrata fu abbondante, sei o sette fiotti di sperma caldo e denso che mi riempirono rapidamente la bocca, tanto che feci ancora una volta fatica ad ingoiare tutto.

Fu la volta di Marco, o almeno così credevo io... Invece lui mi fece alzare in piedi, mi fece girare e piegare in avanti, facendomi appoggiare alle pareti della doccia. In quella posizione ebbe ancora a sua completa disposizione il mio culetto tutto da fottere, e in un sol colpo, avidamente, mi piantò di nuovo nel retto il suo grosso trapano di carne. Iniziò a sbattermi come un vero toro da monta, dando colpi profondi e ritmati che mi fecero ancora impazzire di godimento. Col viso bagnato di sperma ed il corpo umido di piscio mi godevo quella perversa monta, aspettando da un momento all’altro che il mio stallone mi riempisse il culo di sborra. Ad un tratto Marco mi piantò nel culo il suo grosso cazzone ed io mi preparai a ricevere i suoi schizzi.

Che arrivarono puntuali, ma non di sborra... Quel gran porco di Marco aveva conservato un po’ caldo liquido per farmi un godurioso e perverso clistere di piscio! “Ahhhhhh... sì, che meraviglia!” rantolai di piacere “Pisciami nel culo, fammi un bel clistere bollente!”. Sentii il retto inondato ad allagato da due o tre scariche di urina bollente: “Sei una grandissima troia!” ansimò Marco. “Sì sono la vostra troia!” mugolai io “Sono tutta per voi... per i vostri cazzoni!”. Marco ricominciò a fottermi il culo infoiatissimo chiamandomi troia ad ogni affondo, mentre io mugolavo di godimento incitandolo a fottermi.

Mi diede ancora alcuni intensi colpi col suo poderoso cazzo, e poi lo sfilò, ormai prossimo alla sborrata. Mi inginocchiai ancora davanti a lui che rapidamente si menava il grosso uccello, e spalancai la bocca, cercando anche di slinguargli la cappella da cui aspettavo voglioso che schizzasse finalmente la sborra. Dopo pochi secondi fui accontentato: il primo copiosissimo, bollente e profumato fiotto di sperma mi colpì una guancia colandomi anche sul collo, mentre Marco rantolava nell’orgasmo. “Sborro troia, sborrooooo!” quasi gridò in preda al godimento parossistico, mentre dirigeva con abilità i suoi fiotti di sperma sulla mia lingua e nella mia bocca. Dopo alcuni schizzi Marco lasciò che io gli afferrassi il cazzo, in modo da poterlo menare mentre gli succhiavo voracemente la cappella, per poter gustare fino in fondo l’abbondante spremuta di coglioni che mi stava offrendo. Potei così ricevere direttamente in gola gli ultimi schizzi di sperma, bevendo il prelibato nettare direttamente da quella meravigliosa fonte di piacere.

Quando fu passata l’ondata di piena, mi ritrovai ancora in ginocchio con i loro tre cazzi davanti a me, ancora barzotti e pulsanti per la recente sborrata. Con il sapore del loro sperma in bocca ed in gola, usai i loro uccelli per spalmarmi sul viso la sborra che mi avevano schizzato addosso, e li baciai e leccai per ripulirli e per ringraziarli della splendida scopata.

“Ragazzi, che scopata!” disse Federico, il primo a rompere il silenzio, dandomi la conferma che anche per loro era stato un godimento straordinario. “Davvero una gran troia” aggiunse Max “Non potevamo trovare di meglio su questa nave”. “Non speravamo davvero di trovare una troia così!” disse Marco “Credo che questa sarà una crociera all’insegna del sesso più sfrenato... Che ne pensi, Alex? Hai voglia di essere la nostra puttana in questo viaggio?” mi chiese poi. Gli risposi guardandolo dal basso, col suo cazzo quasi sulle labbra: “Sono a completa disposizione dei vostri splendidi cazzi! Avevi dei dubbi forse?” gli chiesi malizioso, baciandogli poi la grossa cappella. “Volevo solo sentirtelo dire” disse lui. “Adesso datti una ripulita. Noi ti aspettiamo di là” aggiunse poi “Dobbiamo fare la rivincita...”

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